William Shakespeare
una pietra miliare della letteratura
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Francesco Bertoldi
in sintesi
La produzione teatrale di William Shakespeare è meritatamente una delle più famose della storia della letteratura. La sua capacità di rendere il dramma umano è certamente superiore al comune.
Si pensi a tragedie come Re Lear o l'Amleto: il dramma della possibile equivocazione delle intenzioni, nel primo, e quello della ardua piena assunzione di responsabilità nella vita, nel secondo.
Una tragedia esemplare: Re Lear
Mi pare che (almeno) due siano i nuclei tematici di questa tragedia shakespeariana: 1) la facilità con cui ci lasciamo ingannare dalle apparenze, ossia il contrasto apparenza/realtà, e 2) la non-normalità della realtà umana, il fatto cioè che nella realtà umane non ci sono (solo, né soprattutto) persone così-così, ma ci sono persone molto buone (eroiche) e persone molto cattive.
la realtà, oltre l’apparenza
Sarebbe evidentemente riduttivo attribuire l'errore di valutazione di re Lear (che si fida delle figlie perfide e non della figlia sincera) alla sua età senile. Se fosse così non si capirebbe il valore universale di questa tragedia, non si capirebbe cioè che cosa tutti avremmo da imparare da questa tragedia.
Il problema non è un vecchio arteriosclerotico, ma la superficialità con cui tutti gli esseri umani possono valutare le parole e i gesti altrui, fermandosi a una impressione epidermica. E rinunciando al pieno uso delle proprie capacità conoscitive.
la lotta tra il Bene e il Male, oltre la falsa normalità
Non ci sono (solo o prevalentemente) umanità neutrali, né particolarmente buone, né particolarmente cattive, ma la storia è intessuta di un contrasto più profondo. In ultima analisi, Cristo e il diavolo. Quindi persone molto cattive e persone molto buone.
A un estremo infatti sta una malizia e una crudeltà estrema: sopratutto le due figlie maggiori di Re Lear, che decidono prima di ingannare il padre, ostentando un affetto che non hanno, e poi scacciando il padre sotto una tempesta, senza alcun riparo, col pretesto, odioso, di altre menzogne. E poi ancora istigando per lussuria Edmund all'omicidio.
Ma il personaggio forse più cattivo è il figlio naturale di Gloucester, Edmund, che accuse ingiustamente il fratellastro, Edgar, che è figlio legittimo, di voler uccidere il padre. E poi è lui stesso che consegna il padre ai suoi nemici, e lascia che sia da loro cruidelmente accecato.
Da notare che i cattivi si dividono (e si odiano) tra loro: Goneril cerca di convincere Edmund a uccidere il marito e a prenderne il posto. Ma anche Regan ha messo gli occhi su Edmund e perciò odia la sorella.
All'estremo opposto sta l'eroicità di coloro che amano a tal punto la verità e la giustizia da stare dalla parte anche di coloro che hanno fatto loro del male ma soltanto per credulità e da rischiare per loro la vita. Kent, o il primo servo di Gloucester, che muore per impedire che il suo padrone sia accecato da entrambi gli occhi per aver aiutato Lear ad andare verso Dover. Ma anche Edgar, che ama il padre che pure lo ha ingiustamente sospettato, al punto da volerlo uccidere.
Certo ci sono anche personaggi a metà strada: è il caso di Albany, che conserva un minimo di onestà intellettuale, e alla fine si schiera dalla parte dei buoni, prendendo le distanza dalla perfida moglie Goneril, spietata e menzognera.
Amleto
una assunzione di responsabilità,
declinata un po' naturalisticamente
La tragedia ha come maggior valore positivo il tema la assunzione di responsabilità davanti alla realtà (espresso in modo particolarmente incisivo nel celeberrimo monologo, «To be or not to be»). Inoltre vi si trovano delle affermazioni giustamente divenute celebri, sulla inesauribilità concettuale della realtà: la realtà è più grande di quanto noi possiamo conoscere
«There are more things in heaven and earth, Horatio, Than are dreamt of in your philosophy.» trad.
Atto I, Scena V
E anche sul mistero della persona, mai totalmente esauribile concettualmente, e quindi mai manipolabile, nel suo centro:
«Why, look you now, how unworthy a thing you make of me! You would play upon me; you would seem to know my stops; you would pluck out the heart of my mystery; you would sound me from my lowest note to the top of my compass; and there is much music, excellent voice, in this little organ, yet cannot you make it speak. ’Sblood, do you think I am easier to be played on than a pipe? Call me what instrument you will, though you can fret me, you cannot play upon me.» trad.
Atto III, scena II
L’assunzione di responsabilità è la scelta di essere piuttosto che di non essere, e quindi farsi carico della giustizia, la giustizia che è stata violata (con l’assassinio del padre e le nozze incestuose della madre col cognato assassino). Tuttavia Amleto declina la giustizia come un farsi giustizia, un farsi giustizia da sé, con astuzia e sotterfugi, piuttosto che con una aperta e pubblica dichiarazione della verità. Anche lui insomma non è completamente buono in quanto si rifiuta di accusare pubblicamente il re usurpatore. Un'altra ombra su di lui è la motivazione per cui rifiuta di ucciderlo mentre sta pregando: per evitare che vada in paradiso. Si tratta di un pensiero molto negativo, diabolico. Il senso della giustizia di Amleto insomma è troppo naturalistico e declina verso una pura vendicatività. Forse il suo maggior errore fattuale, che è in qualche modo il punto di svolta della tragedia è l’uccisione di Polonio: è quella uccisione che determina poi la rabbia implacabile di Laerte, di cui astutamente approfitta il re usurpatore.
Così si spiega quello che lascia un po’ con l’amaro in bocca in questa tragedia: il fatto che alla fine muoiono tutti, gli ingiusti come i giusti e anche chi si era pentito della sua ingiustizia come la regina. Che i cattivi, e in particolare il re usurpatore siano travolti dalle loro stesse trappole è cosa giusta. Lo stesso Laerte, per quanto animato da sentimenti comprensibili, ha accettato la perfida trappola del re e quindi meritatamente, come lui stesso riconosce, viene a morire. Rosencrantz e Guildenstern, ruffiani al soldo dell’usurpatore, falsi amici di Amleto, hanno loro pure la sorte che si meritano. Che anche Ofelia debba morire, però, lascia dell’amaro in bocca.
un problema interpretativo
Recentemente ci è posto, specie in ambito cattolico, il problema della fede (cattolica o meno) di Shakespeare. Nel caso egli fosse stato segretamente cattolico, come hanno sostenuto autori del calibro di J.H.Newman (più velatamente), e (più esplicitamente) di G.K.Chesterton e T.S.Eliot.
Per un approfondimento di questo tema si può vedere il testo linkato qui sotto (“La testimonianza di Shakespeare”).