
Omero
le faticose origini dell'umanesimo occidentale
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Francesco Bertoldi
di cosa si parla qui
Questa pagina non ha alcuna pretesa di essere una presentazione anche solo minimamente completa del personaggio e dell'opera di Omero. Si tratta di osservazioni frammentarie di tipo filosofico-teologico sulle due opere maggiori che gli sono attribuite.
L'Iliade
trama essenziale
L'Iliade è essenzialmente un poema epico di argomento guerresco: com'è noto essa tratta della guerra dei Greci contro la città di Troia (o Ilio, da cui il nome Iliade) non in tutto il suo svolgimento, ma in un arco temporale piuttosto ristretto, 51 giorni (cosa che venne apprezzata da Aristotele), collocati nell'ultimo dei dieci anni di tale guerra.
La guerra, sulla cui storicità ci sono ovviamente molti dubbi, anche se probabilmente almeno un nucleo minimale di verità potrebbe ben esserci, sarebbe scoppiata a causa di una (bellissima) donna, Elena. La quale, moglie di Menelao, re di Sparta, lo avrebbe abbandonato, su influsso di Afrodite, per diventare la consorte del troiano Paride. Quindi, per vendicare tale affronto e riportare Elena al legittimo consorte, si sarebbe formata una coalizione di forze greche, al comando del fratello di Menelao, Agamennone.
L'Iliade comincia appunto con lo scontro tra Agamennone e Achille. Il primo accetta sì, a malincuore, di piegarsi alla richiesta di consegnare la sua “schiava” Criseide al padre, Crise, sacerdote di Apollo, cosa che in precedenza si era rifiutato di fare, provocando così la devastante ira del dio Apollo. Ma in cambio vuole la “schiava” di Achille, Briseide. E questo provoca l'ira di Achille, che si piega alla prepotenza di Agamennone, ma annuncia che non parteciperà più alla guerra.
Il che provocherà una serie di effetti a catena: l'assenza di Achille, il più forte e valoroso guerriero greco, consente ai Troiani di mettere alla corde i Greci, a cui sono inflitte pesanti perdite; questo spinge Patroclo, amico del cuore di Achille, a scendere personalmente in prima linea, trovando però, in tal modo, la morte per mano di Ettore.
A quel punto però in Achille il desiderio di vendicare Paride supera il risentimento contro Agamennone, ed egli rientra in lizza, affronta e uccide Ettore, e ne profana con implacabile accanimento il cadavere, trascinandolo, attaccato al suo carro, ripetutamente attorno alle mura di Troia.
A un certo punto però il padre di Ettore e re di Troia, Priamo, va da Achille e dopo un colloquio in cui entrambi finiscono col piangere, ottiene da lui la restituzione del cadavere del figlio, a cui vengono infine tributati degni onori funebri. E con questo il poema si conclude.
tratti essenziali
È stato notato, da alcuni si tratta di un tema caro all'orientamento marxista, attento alla dimensione del rapporto, inevitabilmente conflittuale, tra classi socialicritici letterari, come nell'Iliade contino essenzialmente valori guerreschi, e quindi aristocratici. Il “popolo” comune invece è per lo più assente. Parziale eccezione la figura “popolare” di Tersite, presentato comunque in una luce negativa, e alla fine umiliato (bastonato da Odisseo).
Ma per il teologo von Balthasar uno dei tratti più essenziali, se non il tema fondamentale, dell'Iliade è il contrasto tra gli dei.
Secondo von Balthasar si tratta della «divinità in mezzo alle preghiere degli uomini, in sé stessa divisa da tragiche contraddizioni del mondo, una divisione questa espressa dai rapporti personali dei singoli verso i loro prediletti e le loro reciproche discordie e nello stesso tempo elevati al di sopra delle contraddizioni che essi dominano nei loro imperscrutabili consigli»
Nello spazio della metafisica antica, tr.it. Jaca Book, Milano 1977, p. 63
Potremmo ampliare il discorso dicendo che centrale, oltre al contrasto esistente tra gli dei, è il continuo riferimento agli dei degli esseri umani, e il loro continuo intervento nelle vicende umane: è Atena ad esempio che interviene per placare Achille, che, fremente di sdegno per la richiesta di Agamennone, lo vorrebbe uccidere. Ma gli dei intervengono pressoché in continuazione, interagendo continuamente con le suppliche rivolte loro dagli uomini.
Gli uni, come Era e Apollo, schierati da una parte, quella dei Greci; gli altri. soprattutto Afrodite, schierati dalla parte opposta. Afrodite sta dalla parte dei troiani anche perché è stata lei a sottrarre Elena a Menelao e a darla a Paride. Lo stesso Zeus si lascia convincere, a un certo punto, a lasciar infliggere forti perdite ai Greci, perché è supplicato da Teti madre di Achille adirato con Agamennone. Ed Era lo contrasta ingannandolo, in modo tale da far nuovamente pendere, almeno temporaneamente, la bilancia a favore dei greci.
Questo contrasto è tipico di una concezione politeistica, a cui l'umanità ricorre per spiegare il contrasto che esiste nella realtà, che non sembra riconducibile alla “regia” di un Unico Dio. Questo, notiamolo en passant, avviene perché si ha del divino una immagine comunque antropomorfica, ovvero se ne ignora il Mistero. Il Mistero che fa tutte le cose è infinitamente al di sopra di quanto la mente umana possa capire.
Peraltro lo stesso von Balthasar tende a sottolineare, oltre al contrasto, anche una ultima unità degli dei, sotto la suprema autorità di Zeus, in un senso quasi monoteistico.
Von Balthasar poi sottolinea la partecipazione degli dei alle passioni e alla sofferenza degli esseri umani.
Infine egli sottolinea come l'uomo omerico sia «libero e responsabile» (op. cit., p. 68).
Nell'Iliade colpisce che protagonisti importanti come Achille o anche Agamennone siano mossi essenzialmente più da passioni egoistiche individuali che dal bene della comunità a cui appartengono. Ad esempio Achille decide di abbandonare il combattimento perché Agamennone gli ha sottratto la schiava, e poi ritorna a combattere perché Ettore gli ha ucciso l'amico Patroclo. Ma una figura ben peggiore la fa anche Agamennone, che sottrae ad Achille Criseide, non dimostrandosi così particolarmente lungimirante e pensoso del bene e della dell'esercito che lui comanda.
A questo proposito diverso, e ben più nobile, è il caso di Ettore che invece non ascolta la moglie che lo supplica di ritirarsi dalla guerra, ma antepone il bene della città al suo, pur legittimo, interesse privato.
Va comunque detto che l'Iliade, pur animata da valori guerresco-aritocratici, che giungono a punte di efferata brutalità (Achille che profana il cadavere di Ettore) si conclude con una scena di pietas, che in qualche modo può essere vista come una base fondativa dell'umanesimo occidentale: il comune pianto di Priamo e Achille, in nome della comune umanità.
«Tolta non era ancor la mensa, e ancora sedeavi Achille. Il venerando veglio entrò non visto da veruno, e tosto fattosi innanzi, tra le man si prese le ginocchia d'Achille, e singhiozzando la tremenda baciò destra omicida che di tanti suoi figli orbo lo fece. [...] Stupiro e si guardaro in viso gli altri con muta maraviglia, e allora il supplice così sciolse la voce: “[...] Abbi ai numi rispetto, abbi pietade di me: ricorda il padre tuo: deh! pensa ch'io mi sono più misero, io che soffro disventura che mai altro mortale non soffrì, supplicante alla mia bocca la man premendo che i miei figli uccise.” A queste voci intenerito Achille, membrando il genitor, proruppe in pianto, e preso il vecchio per la man, scostollo dolcemente. Piangea questi il perduto Ettorre ai piè dell'uccisore, e quegli or il padre, or l'amico, e risonava di gemiti la stanza.»(traduzione di V.Monti, libro XXIV)
L'Odissea
Ἄνδρα μοι ἔννεπε, μοῦσα,
πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ
πλάγχθη, ἐπεὶ Τροίης
ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσεν·
trama essenziale
L'Odissea è il racconto (anche qui, in forma di poema epico) del ritorno in patria, a Itaca, di Ulisse, una volta conclusasi la guerra di Troia. Da notare che, mentre l'Iliade si conclude con la morte e i funerali di Ettore, l'inganno del cavallo, escogitato proprio da Ulisse, e che pone fine alla guerra di Troia, verrà da lui stesso raccontato all'interno dell'Odissea.
Il ritorno di Ulisse è lungo (10 anni) ben più di quanto sarebbe stato necessario se la sua nave avesse potuto e voluto fare vela direttamente su Itaca. È lungo, e decisamente tormentato. In parte per la stessa volontà di Ulisse di scoprire cose nuove, in parte per l'insipienza dei suoi compagni, e in parte per l'avversione nutrita nei suoi confronti da un dio, Poseidone, dio del mare, solo in parte bilanciata dal favore della sua dea, Pallade Atena. Il cui aiuto comunque alla fine si rivelerà decisivo e preponderante, assicurando un lieto fine. Almeno per Ulisse (non già per i suoi nemici).
Nel suo viaggio Ulisse incontra realtà sovrumane, come il (gigantesco) ciclope Polifemo, o la maga Circe, o la ninfa Calipso, o le Sirene, o il dio dei venti, Eolo, e a un certo si inoltra in un livello di realtà che va oltre quella quotidianamente esperibile, come quando scende nell'Ade, il regno dei morti, dove incontra tra gli altri Achille e sua madre. In tutti questi casi, egli riesce ad uscirne talora avvantaggiato, talaltra quantomeno sano e salvo.
E qui possiamo vedere il nascente umanesimo, per cui l'uomo non è sopraffatto da oscure forze non-umane. Il che è tipicamente greco, e segna una importante differenza rispetto ad culture antiche, come quella mesopotamica, o extra-europee, in cui il mostruoso, o il non-umano ha la meglio sull'umano. Anche per questo l'Odissea è una pietra miliare nella formazione della cultura occidentale.
Alla fine delle sue avventure, Ulisse riesca a tornare a Itaca, isola di cui era il legittimo re, e vi deve però affrontare un'ultima battaglia, quella contro i “pretendenti”, giovani aristocratici che, dando per scontata la sua morte (dopo vent'anni di assenza da Itaca), aspiravano a sposare Penelope, da essi ritenuta vedova del re, e in tal modo diventare re di Itaca. Presentatosi alla reggia sotto mentite spoglie, Ulisse, fattosi riconoscere dal figlio telemaco e aiutato da pochi fedeli, riesce ad avere la meglio sui pretendenti, da lui eliminati uno ad uno, fino all'ultimo.'
tratti essenziali
Che sia identico o meno l'autore dell'Iliade e quello dell'Odissea, quello che è certo è che il clima nel secondo poema vede un significativo cambiamento. Verso un orizzonte meno unilateralmente guerresco, e più popolato di valori umani.
Se infatti l'umanità, nell'Iliade, si manifesta soltanto alla fine, nel comune pianto di Achille e Priamo, l'Odissea ne è ben più diffusamente e abbondantemente compenetrata.
l'astuzia
Anche quando si deve affrontare un nemico, non è più la sola forza a contare, quella forza che è comune all'uomo e agli animali, ma l'astuzia, una astuzia preveggente, esclusivo appannaggio dell'uomo.
È l'astuzia, e non la forza che usa Ulisse per infliggere la sconfitta definitiva ai troiani, l'astuzia del cavallo.
È l'astuzia che permette a Ulisse di sfuggire alle grinfie di Polifemo, l'astuzia di avergli fornito un falso nome, ossia Nessuno (che è in greco è un quasi anagramma di Odisseo: Odysseus <-> Oudeis).
L'astuzia ha una parte anche nel suo sfuggire al fatale canto delle Sirene, l'astuzia di farsi legare all'albero della sua nave, dando categoriche indicazioni a Euriloco, suo vice, di non slegarlo per nessun motivo.
la curiosità
Nell'episodio delle Sirene l'astuzia si combina con un altro tratto dominante di Ulisse, la sua curiosità: Ulisse vuole conoscere il più possibile, vuole conoscere tutto quanto è conoscibile. Per questa sua sete, ad esempio, si inoltra nella caverna del ciclope, superando la paura di potersi trovare davanti a un essere dalla forza invincibile e da intenzioni, la cui bontà non era affatto garantita.
E anche questo è un tratto positivo dell'Odissea, che segna un avanzamento rispetto ai valori dominanti nell'Iliade.
luci ed ombre
1. Romano Guardini fa notare, nei suoi Studi su Dante, una differenza essenziale tra la peregrinazione di Dante nell'al-di-là e quella di Ulisse nell'Odissea: il viaggio di Dante è guidato da un Mistero onnipotente, onnisciente e infinitamente buono, per cui tutto ciò che gli accade è buono e significativo. E Dante non spreca mai il suo tempo in qualcosa di ozioso: la sua curiosità è interamente orientata al suo destino. Tutto, fin nei minimi particolati, converge verso un unico significato buono.
In Ulisse invece la curiosità da una parte è anche distrazione, tempo perso, o almeno tempo di cui non è assicurata l'utilità per l'io di Ulisse. E dall'altra, quasi come una sorta di contrappasso, egli non si inoltra in qualcosa di realmente nuovo, ma alla fine torna a casa. Torna, cioè, al punto di partenza.
2. Ancora, mentre è certamente positivo il valore della fedeltà, esso è eroicamente custodito da Penelope, e in qualche modo anche da Telemaco, ma non altrettanto da Ulisse, nel senso che egli non vi si è univocamente e totalmente attenuto. Ulisse infatti rifiuta sì di fermarsi definitivamente dalla ninfa Calipso (e maggior ragion di farlo nella terra dei mangiatori di loto, che dimenticano la realtà), come pure da Circe; però per qualche tempo si ferma da loro e si lascia almeno un po' sedurre da quanto loro potevano offrirgli.
3. Ma forse il tratto più arcaico e anti-umanistico di Ulisse è l'inesorabilità della vendetta contro i pretendenti: li uccide tutti. È vero che essi avevano inflitto grandi sofferenze alla moglie e al figlio, e si erano comportati con sgangherata prepotenza, mangiando i suoi averi e spadroneggiando a casa sua. Ed è anche vero che Ulisse, prima di rivelare la sua identità, sotto le mentite spoglie di un mendicante ammonisce, inascoltato, chi, tra i pretendenti, egli ritiene meno colpevole e passibile di pentimento.
Tuttavia l'uccisione di chi non aveva mai ucciso nessuno (anche se, effettivamente aveva progettato di farlo: Telemaco a un certo punto rischia di essere vittima di un loro segreto agguato) appare un po' sproporzionata. E più rivelatrice di una concezione vendicativa di giustizia.
📖 Testi on-line
📚 Bibliografia essenziale
Guido Carotenuto,
Storia e antologia della letteratura greca (). Volume 1: Dalle origini a Pindaro, Treviso 1971.
- Romano Guardini,
Studi su Dante: paesaggio dell'eternità (
), München 1958.
- Werner Jaeger,
Paideia. La formazione dell'uomo greco (
). Die Formung des griechischen Menschen, Berlin 1934–1947.
Hans Urs von Balthasar,
Gloria.4. Nello spazio della metafisica. L'antichità (), Einsiedeln 1965.
🎬 Filmografìa
Films collegati al tema sono, tra gli altri:

