![una scena dal film La Cristiada [2012] una scena dal film La Cristiada [2012]](../multimedia/img/cinema/ragazzi-cristeros.webp)
Il potere e la gloria
un romanzo antimoralista
Table of Contents
Francesco Bertoldi
il contesto del racconto
Un libro bellissimo, umanissimo e profondamente cristiano. Il protagonista, di cui non viene detto, se non fugacemente, il nome (Francisco?), è un sacerdote al tempo della grande persecuzione antireligiosa in Messico.
Il governo, violentemente anticristiano, ha fatto distruggere le chiese e mette i preti davanti all’alternativa di abiurare o essere uccisi.
il bivio essenziale
Molti hanno scelto di arrendersi, tra cui padre José, che però si è umanamente impoverito, rendendosi ridicolo oggetto di scherno dei ragazzini. Per due volte padre José rifiuta, seppure con cortese rammarico, di aiutare il protagonista: dapprima negandogli rifugio dagli inseguitori, poi negandogli il sacramento della confessione, su pressione della moglie, nonostante che a chiederglielo sia lo stesso luogotenente che ha arrestato il prete ribelle.
Il protagonista invece, pur essendo dedito all’alcool (al punto da essere soprannominato «il prete dell’aquavite») e pur avendo violato il voto di castità (ha una figlia, a cui sente di volere un bene particolare, e lo vive come un tradimento continuo al suo dovere di amare egualmente tutti i fratelli uomini), sceglie, o meglio accetta di essere fedele al suo mandato: pur conscio della sua indegnità rischia la vita pur di assistere religiosamente, coi sacramenti, se non con l’esempio che vorrebbe (ma in fin dei conti quale maggiore esempio che rischiare la vita?), il popolo di Dio violentemente privatone da un regime ateo.
imitazione di Cristo
tradito da un ipocrita Giuda
Bellissimo anche il rapporto col Giuda che lo avrebbe consegnato alla polizia messicana: un meticcio con «due zanne» che gli sporgono dalla bocca, i canini, unici denti rimastigli, a lui abbietto e sfrontatamente mentitore. Il prete ne indovina da subito le intenzioni meschine (consegnarlo in cambio dei 700 pesos di taglia), e sfugge alla sua insidiosa e untuosa morsa finché può, finché cioè a chiamarlo è il dovere di confessare un moribondo, oltretutto un assassino: il prete sa che si tratta di una trappola, quella finale, definitiva (e così infatti sarà), ma non può rifiutare l’assoluzione sacramentale a un moribondo.
La figura del meticcio, il Giuda del romanzo, è anche fisicamente, ma soprattutto moralmente ripugnante e abominevole, la sua sfrontatezza, per cui anche dopo la clamorosa evidenza del suo tradimento (lo ha consegnato alla polizia messicana) si piagnucola innocente e ardisce chiedere la benedizione del prete che ha tradito. Tuttavia egli non è così lontano da ognuno di noi: non è solo simile ad Eichmann, la cui “banalità” nel rapportarsi al male anche più atroce e tremendo fu oggetto di un celebre libro della Arendt La banalità del male; egli è simile anche a ognuno di noi, che pur facendo il male, pretendiamo, fingiamo anche a noi stessi di non averlo fatto e di farlo. Anche riguardo a gente come il meticcio, come per gli aguzzini di Auschwitz, dobbiamo ammettere, con le parole di Claudio Chieffo, che “non è difficile essere come loro”.
Da notare poi il chiasmo tra un colpevole che si crede innocente (il meticcio), e un (quasi) innocente che si crede colpevole (ben più di quanto non sia): il protagonista del romanzo, che alla fine, nella imminenza della sua esecuzione, si accusa con grande severità e non si riconosce alcun merito. Lui che, pure, aveva dato la sua vita pur di non tradire Cristo e non aveva, come il Maestro, cacciato il suo Giuda, di cui pure intuiva, senza alcun margine di dubbio, la perfida malizia.
in sintesi
Il peccato c’è, persiste. Ma non vince. É l’anti-moralismo: per essere santi non occorre non sbagliare mai, nemmeno non sbagliare più. Occorre affidarsi. Obbedire. Il prete avvinazzato e infedele alla castità diventa martire. Muore martire. In barba ai suoi stessi scrupoli, che lo tormentano fino all'ultimo.